“A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano.”

 

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Facebook Party RomaIeri ho fatto la ggiovane e sono andata al Facebook Party.
Ci sono andata in motorino, che fa ancora più gggiovane. Ho fatto la fila assieme a tante persone che su indicazione degli organizzatori accendevano il bluetooth del loro telefonino in attesa di una qualche sorpresa.

C’era davvero un sacco di gggente…Tutti con lo sguardo in su, a cercare di incrociare quell’amico/conoscente aggiunto l’altro giorno. Quello che per tutte altre ragioni dalle tue, conosce tre dei tuoi amici su Facebook…fantastico!

E soprattutto tutti con lo sguardo trepidante, nella speranza di essere il primo tra i suoi amici, a rincontrare qualcuno…i romani si ingarellano spesso per queste cose!

Da quando sono tornata dalle vacanze, Facebook è diventato “una droga a fin di bene”, come ho letto su qualche articolo stamattina. E’ vero, verissimo. Io, per la verità, dall’alto dei miei millemila amici, non ho visto proprio nessuno. Ma ho osservato, e mi sono divertita.
Ah, un saluto particolare va alla coppia con i cappelli da cowboy nero per luil, bianco per lei! Impeccabili.

Ogni tanto in questo blog ci sono riferimenti a volte lontani altre del tutto tangibili del fatto che il calcio faccia parte delle mie settimane e delle mie domeniche.

Ebbene sì! (“E lo rivendico con orgoglio”, come direbbe Daniela/Cortellesi/Santanché…)

Sì. Quando posso vado allo stadio, la domenica (il sabato, il martedì, il mercoledì) guardo le partite in tv, durante il giorno (a volte anche in ufficio…oooops) leggo notizie su internet. Sì. Mi piace e mi diverte. E mi divertono anche le reazioni delle donne e degli uomini a questo mio interesse.

Le donne:

Dopo averti detto che…“magari ci si potrebbe vedere per un caffè/aperitivo/cena domani sera

e avendole tu fatto notare che…”…nnno, non si può fare: ci sarebbe la partita…”,

manifestano tutta la loro spontanea falsità dicendoti “beh, figurati…mica te la voglio far perdere per un caffè…“.

E tu con la coda tra le gambe ti dici che “sì, in effetti la partita di andata degli ottavi di finale di Coppa Italia non posso proprio perderla”.

Gli uomini:

Ti vedono una domenica pomeriggio in qualche salotto fumoso e birroso e ti guardano con l’espressione “forte questa, almeno non rompe quando uno vuole vedere la partita!“.

Allora tu prendi coraggio e, dopo esserti documentata – se necessario anche la notte – su gli ultimi sviluppi dell’infortunio al tendine rotuleo del tal giocatore, intervieni in una delle settemila discussioni calcistiche che i maschi fanno nel corso di una serata.

Il tuo intervento, seppur ben presentato, cade nel vuoto. E così anche i due, umilianti, richiami. E allora sia, ascolti per imparare.

Poi passano i mesi, e arriva la stagione del fantacalcio. “Mmmmmmh, quest’anno vorrei proprio giocare con loro…”

E così ti fai avanti, sei anche disposta a recitare a memoria l’intero regolamento pur di poter entrare a far parte di quell’Olimpo. I maschi ridacchiano, si divertono davanti e dietro le tue spalle. Ti fanno qualche domanda, ad esempio: “quanti punti in meno prende un portiere se non para un rigore?

E tu lo sai e lo gridi: “Tre!”

Ma il tuo destino è già scritto. E’ fatto di due lettere: la prima è N e la seconda…O.

E tu pesti i piedi, strilli (tanto qualcosa della donnetta isterica potrai pure permettertela!), protesti. Niente. Ora va bene vedere le partite insieme, magari anche andare allo stadio però, come si dice dalle mie parti, mò nun s’allargamo..!

bambino timido

 

…mamma mia…sono due-mesi-dico-due che non aggiorno il mio amato blog…e se poi penso che sono due mesi che le mie giornate lavorative non sono fatte di altro, mi prostro a wordpress e a quei matti che mi leggono.

 

Finisco di cospargermi il capo di cenere e arrivo.

Con sgomento e raccapriccio, non posso esimermi dal dare visibilità a una notizia che apprendo da Adnkronos…fonte più eminente di così…

If anything can go wrong, it willQuesta è una legge di Murphy all’impronta, alla quale ho deciso di dedicare un post apposito vista la drammatica frequenza con cui questa alchimia si presenta. Purtroppo la maggior parte delle persone ha a che fare con una scatola di medicinali, non foss’altro per ricorrere al salvami-la-vita-dopo-un’atroce-bevuta (l’aspirina)…

Dicevo quindi, avendo tutti noi abbiamo a che fare con le medicine e quindi con le “di loro scatole”. Vengo subito al dunque: OGNI volta, dico ogni volta, che si apre una scatola di medicinali lo si fa dal lato del foglietto illustrativo.

A quel punto le possibilità sono due:

1 – richiudere la scatola e aprire l’altro lato (ma tanto oramai il lato incriminato non è più intonso e quindi ci si ricadrà tutte le sante volte, da qui ad infinito)…

2 – visto che lo si ha tra le mani, APRIRE il foglietto illustrativo del farmaco e correre a leggere gli effetti indesiderati (che puntualmente si manifestano tutti, salvo poi scomparire appena passata la suggestione) e poi avventurarsi nella meravigliosa avventura del “riusciranno i nostri eroi a ripiegare il foglietto di cui sopra senza ricorrere all’aiuto di un ingegnere”?

E visto che di Leggi di Murphy si tratta…l’esito è scontato…!

Sex and the City The Movie
Ieri sono andata a vedere Sex and the City. Gli elementi c’erano tutti: giornata stressante (grazie anche alla simpatica presenza di Mr. Bush a Roma, che mi ha fatto stare in macchina 3 ore per uno spostamento di qualche chilometro), 2 amiche e tanta voglia di distrarsi un po’. Si spengono le luci in sala e si parte. Alcuni punti di riferimento ce li teniamo stretti: i capelli rossi di Miranda, lo sguardo da cerbiatta di Charlotte, i famelici interessi di Samantha, le Manolo Blahnik di Carrie e il suo fidato Mac.

Il film già dall’inizio tradisce alcune delle caratteristiche costanti delle 6 stagioni della serie: diminuiscono i pranzi tra le ragazze e i drink nei locali più trendy di Manhattan, scompaiono del tutto le rubriche di Carrie e i discorsi disincantati e spesso caustici delle 4 single più note di New York sugli uomini. Il tutto per far posto a un’atmosfera serena di tante storie a lieto fine, tante case meravigliose e tanti, tanti soldi.

Insomma, la sindrome da “Mulino Bianco” ha colpito anche qui.

E per noi che alla fine ci districhiamo tra le normali difficoltà di una vita fatta di inconvenienti, nervosismi, bugie e fiducia mal riposta, di certo non ci fa pensare che un matrimonio con un vestito di Vivienne Westwood alla fine potrebbe capitare anche a noi…
Preferisco la rassicurante cellulite di Bridget Jones.